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	<title>LA GUERRA DEI TRENT&#039;ANNI &#187; News</title>
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	<description>POLITICA E TELEVISIONE IN ITALIA 1975-2008</description>
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		<title>Tv, perché il monopolio ha prodotto Berlusconi</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 13:54:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Tonino Bucci, da Liberazione del 06 Agosto 2009 «La nostra tesi è che la questione televisiva e di rimando il problema politico del berlusconismo siano il frutto di anomalie antiche, di molto anteriori alla famosa discesa in campo, e che a tutt’oggi in gran parte perdurano». Il libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati, [...]]]></description>
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<p>di Tonino Bucci, da Liberazione del 06 Agosto 2009</p>
<p>«La nostra tesi è che la questione televisiva e di rimando il problema politico del berlusconismo siano il frutto di anomalie antiche, di molto anteriori alla famosa discesa in campo, e che a tutt’oggi in gran parte perdurano». Il libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati, La guerra dei Trent’anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008 (Einaudi, euro 19), fa lo stesso effetto di un’autoanalisi. I saggi dei due autori &#8211; l’uno, con un excursus politico alle spalle come senatore del centrosinistra per tre legislature, l’altro studioso di media e componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato &#8211; l’autocritica interna a una parte dell’opinione pubblica di sinistra italiana che non ha mai capito bene cosa fosse il berlusconismo e quando ha provato a farlo ha preso lucciole per lanterne. L’accusa, nella fattispecie, è che una parte maggioritaria della sinistra si è così attardata sull’idea che Berlusconi fosse la causa corruttrice del sistema televisivo, la fonte del degrado culturale e morale, da non rendersi conto che è stato piuttosto un sistema politico di antica data e un certo modo di gestire il potere ad aver reso possibile la nascita del berlusconismo e la crisi attuale della politica. A forza di confondere le cause con gli effetti non si è capito che non è Berlusconi a creare l’anomalia, ma che l’anomalia italiana ha creato il berlusconismo. Le responsabilità affondano nel passato di una storia trentennale.<br />
<span id="more-519"></span>«Quando si fa della questione televisiva il cardine dell’opposizione politica a Berlusconi, quando si concentra ossessivamente la battaglia politica sul conflitto di interessi, su presunte violazioni della Costituzione, sull’abuso di posizione dominante, quando tutto viene genericamente ricondotto a un degrado culturale ed etico indotto dalla televisione commerciale, si mira al bersaglio sbagliato, non si capiscono le ragioni del successo di Berlusconi e non si costruisce una solida alternativa alla sua politica. Sono queste le debolezze logiche e politiche dell’antiberlusconismo televisivo». Occorre risalire all’epoca del consociativismo, ai cascami del compromesso storico tra Dc e Pci, alla lottizzazione per focalizzare come mai in Italia non ci sia mai stata una riforma televisiva. E se pure la spartizione rappresentò una specie di risarcimento per la conventio ad excludendum nei confronti dei comunisti, la possibilità per questi ultimi di avere una rete, alla lunga quell’equilibrio nella gestione del potere impedì di mettere mano sul serio a un settore così strategico per il governo della società come quello televisivo. Si finì, in altre parole, col lasciare un’autostrada aperta al craxismo, alla televisione commerciale e a quell’intreccio spregiudicato di politica e affarismo che avrebbe generato il berlusconismo, pur di non intaccare lo status quo della Rai. Il confine era segnato, da una parte e dall’altra due territori intoccabili: di qua le poltrone di viale Mazzini, di là la tv commerciale del Cavaliere, ognuno padrone in casa propria. Anche se non convincono affatto i toni eccessivamente apologetici con i quali Debenedetti descrive e costruisce la figura di Craxi come l’eroe in lotta contro la conservazione. Attribuisce al craxismo una spinta modernizzante «che mira innanzitutto alla crescita del mercato interno, dei nuovi gusti e dei nuovi consumi e quindi delle aziende che possono promuovere e soddisfare quelle nuove richieste». Certo, Craxi intuisce le potenzialità della televisione tanto nel campo della comunicazione politica quanto in quello della soddisfazione di nuovi bisogni simbolici. Ma è una &#8220;modernità&#8221; che si fa strada con i colpi inferti alla scala mobile, ai salari e in virtù di un’alleanza con i gruppi più spregiudicati dell’imprenditoria italiana. Un Craxi, insomma, che pur di uscire dall’angolo in cui il compromesso Dc-Pci l’ha spinto, è disposto ad allearsi con gli spiriti più animali. E’ un modernismo al quale bisogna fare la tara anche quello di Claudio Martelli quando da responsabile nazionale del Psi per la cultura e l’informazione se la prendeva &#8211; come ricorda Debenedetti &#8211; con «un’espansione della Rai abnorme, incontrollata» che invadeva «tutto lo spazio disponibile, soffocando la stampa, le tv private, e il cinema, quasi fosse un nuovo Minculpop».<br />
Delle tesi di Debenedetti convince semmai di più quella che spiegherebbe l’anomalia televisiva italiana. Il problema fondamentale che è un imprenditore privato può oggi avere un enorme potere nella sfera pubblica senza dover rispettare i requisiti fondamentali di un servizio pubblico. La causa paradossale di questa situazione è che si è insistito nel pensare che l’unico servizio pubblico dovesse essere quello della Rai, cioè di una televisione controllata dallo Stato (anzi dai partiti) e che tutto il resto &#8211; la tv commerciale &#8211; potesse essere utilizzata da un qualsiasi imprenditore privato con il più assoluto arbitrio in quanto &#8220;non pubblica&#8221;. Il non intervento della politica (sancito dalla legge Mammì) ha permesso che Berlusconi fagocitasse uno spazio immenso lasciato libero. Non si è capito l’importanza di una riforma &#8211; e quindi non si è fatta &#8211; che imponesse anche all’imprenditoria privata di garantire e rispettare i requisiti fondamentali di un servizio che per definizione è &#8220;pubblico&#8221; come quello televisivo. Che sia in mano allo Stato o in mano a privati la televisione è comunque un mezzo che occupa lo spazio pubblico, che crea un immaginario collettivo. Il risultato? Un impero televisivo come quello di Berlusconi che detiene un incontrollato potere di penetrare nella sfera pubblica.<br />
«È riconducibile alle scelte dell’immediato dopoguerra &#8211; scrive Debenedetti &#8211; se il sistema politico ha esercitato il suo condizionamento sul sistema televisivo. Se si dovesse individuare la ragione prima, l’ Urgrund , per cui la «questione televisiva» in Italia diede luogo a una guerra di logoramento, in cui soffrirono sia il settore pubblico &#8211; i valori che le forze politiche dovrebbero rappresentare – sia quello privato &#8211; gli interessi degli editori tradizionali che cercarono di entrare nel settore insieme a Mediaset &#8211; è proprio l’ambiguità tra impresa di stato e servizio pubblico, che deriva dalla collocazione della Rai nelle Partecipazioni Statali. Vendute le grandi società dell’Iri, liquidata l’Iri stessa, la Rai si è portata dietro anche nel nuovo assetto proprietario l’irrisolto problema della sua governance». Ha senso difendere il monopolio pubblico oggi, in una situazione di duopolio? O non sarebbe meglio costruire un pluralismo nel quale ogni soggetto sia tenuto a garantire un servizio pubblico degno di questo nome?<br />
Nella seconda direzione va Antonio Pilati che si sofferma proprio sulla crisi del monopolio pubblico &#8211; un modello nato negli anni Venti con il sistema radiofonico (del quale la Bbc inglese è il caso più rilevante). «Il monopolio pubblico &#8211; scrive Pilati -comincia a incrinarsi dopo la metà degli anni Settanta e in meno di un decennio si dissolve in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale. Il periodo-chiave è quello compreso fra il 1975 e il 1977 quando un gran numero di emittenti private avvia trasmissioni terrestri su scala locale violando la riserva del servizio televisivo allo Stato. L’evento ha luogo per la prima volta in Italia e smuove l’immobilismo monopolista dei legislatori trascinando molti paesi all’apertura del mercato». In Francia nasce una pay tv nel 1984, seguita da due reti in chiaro un paio d’anni dopo (La Cinq e M6). Nel 1987 viene privatizzata Tf1, principale rete nazionale. In Gran Bretagna parte nel 1982 Channel 4, la seconda rete commerciale. In Germania fra il 1985 e il 1986 debuttano due emittenti nazionali, Rtl e Sat1. La rottura del monopolio pubblico però non è il risultato di un disegno consapevole, di un decreto politico. E’ piuttosto frutto di processi profondi di natura sociologica e culturale. «Deriva da una perdita di controllo, appare il frutto di circostanze impreviste che fanno emergere energie vitali lasciate per lungo tempo ai margini, poco utilizzate». In Italia la situazione è segnata dall’immobilismo di un quadro politico bloccato. A partire dagli anni Settanta un «sentimento di estraneità verso la politica e verso il suo modo di interpretare la cittadinanza si diffonde in larghi segmenti della società». Quell’immobilismo lascerà ampia libertà di manovra al circuito commerciale dove si incrociano la grande distribuzione e i produttori di beni di largo consumo. Il berlusconismo era alle porte.</p>
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		<title>Tv, una guerra lunga trent&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 17:06:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Fabrizio Coscia, da &#8220;Il Mattino&#8221; del 24 Luglio 2009 Open publication &#8211; Free publishing &#8211; More il mattino]]></description>
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di Fabrizio Coscia, da &#8220;Il Mattino&#8221; del 24 Luglio 2009</p>
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		<title>Quella guerra infinita che ha spezzato Mamma Rai</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 11:11:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Carlo Rognoni l&#8217;Unità del 22 luglio 2009 Open publication - Free publishing - More einaudi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/wp-content/uploads/2009/07/lunita_logo.gif" alt="lunita_logo" title="lunita_logo" width="200" height="100" class="alignnone size-full wp-image-512" /></p>
<p>di Carlo Rognoni l&#8217;Unità del 22 luglio 2009</p>
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		<title>Rai, D&#8217;Alema: «Tg1 di Minzolini è come la tv sovietica»</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 17:40:05 +0000</pubDate>
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<p>Da Il Messaggero del 03 Luglio 2009</p>
<p>ROMA (2 luglio) &#8211; Il Tg1 di Augusto Minzolini non ha nulla da invidiare alla vecchia tv sovietica. Lo ha detto Massimo D&#8217;Alema intervenendo al dibattito per la presentazione dell&#8217;ultimo libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati «La guerra dei 30 anni, politica e televisione in Italia 1975-2008». L&#8217;esponente del Pd ha rivelato al pubblico di essere un «buon consumatore di Sky». «Qualche giorno fa &#8211; ha aggiunto riferendosi alla visita di Berlusconi a Cipro &#8211; ho deciso di vedere il Tg 1 proprio il giorno in cui inopinatamente il premier si è presentato ad una riunione di ministri degli esteri. Evidentemente lo aveva fatto apposta per creare un evento mediatico. Il Tg 1 ha mandato la notizia con le immagini di repertorio di un incontro antecedente di Berlusconi con altri capi di governo. In altre occasioni avremmo detto che questa &#8216;è una tv sovietica».</p>
<p><span id="more-463"></span>Questa battuta di D&#8217;Alema ha indotto uno dei presenti a ricordargli che anche lui è stato filosovietico. «È vero &#8211; è stata la risposta &#8211; ma ora questa tv sovietica ve la godete anche voi».</p>
<p>Il conflitto d&#8217;interessi avvelena la politica. «Il conflitto d&#8217;interessi di Silvio Berlusconi per le sue televisioni avvelena la vita politica italiana e incide enormemente sull&#8217;immagine del nostro paese all&#8217;estero». ha aggiunto Massimo D&#8217;Alema. L&#8217;esponente del Pd ha ricordato che in Italia c&#8217;è un duopolio che non è solo televisivo, ma anche pubblicitario: «In realtà si tratta di due colossi, quello pubblico e quello privato che non gareggiano ad armi pari, anche perchè la Rai ha un tetto pubblicitario. Come presidente del Consiglio Berlusconi influenza un mercato molto delicato, che di fatto opera in una competizione non perfetta e assai poco liberale».</p>
<p>Autocritica per il centrosinistra. L&#8217;ex premier ha quindi chiesto al centrosinistra di fare una «revisione autocritica: il voto viene influenzato dalla tv di Berlusconi, ma questo può non essere determinante. È vero che gli avversari del premier corrono nelle elezioni con l&#8217;handicap, ma questo non è insuperabile anche perchè in Italia finora i cittadini hanno sempre punito chi ha governato». «La situazione del conflitto di interessi &#8211; ha detto ancora D&#8217;Alema è ora rimasta storta. È un nodo che non può essere aggirato perchè pesa sulla vita pubblica del paese. È una realtà che non può essere rimossa. Se a questo punto Berlusconi decidesse di risolvere lui questo problema lascerebbe una splendida eredità agli italiani».</p>
<p>La nota del Tg1. «Se D&#8217;Alema quella sera era davanti alla tv, probabilmente ha avuto le traveggole», afferma una nota del Tg1, aggiungendo che, «dopo aver dato conto della presenza di Berlusconi al vertice di Corfù con immagini della giornata, il Tg1 ha raccontato la storia dei rapporti tra Nato e Russia dal vertice di Pratica di Mare ad oggi, ed in questo servizio sono ovviamente state usate immagini di repertorio». «Le uniche immagini della tv sovietica che sono rimaste nella memoria dell&#8217;onorevole D&#8217;Alema &#8211; conclude la nota &#8211; appartengono evidentemente alla sua gioventù».</p>
<p>Giulietti: saranno abolite anche le previsioni del tempo. «Il direttore del Tg1 ci ha di recente informato di aver in odio il pettegolezzo. Ci farebbe piacere sapere se in questa categoria rientra anche lo spaventoso dato relativo al rapporto fra deficit e pil dal momento che la notizia non è stata ritenuta degna di attenzione e approfondimenti. Di questo passo potrebbero sparire anche le previsioni del tempo qualora dovessero osare prevedere condizioni di maltempo nel regno di Berlusconi». È quanto afferma il portavoce di art. 21 Giuseppe Giulietti.</p>
<p>Bonaiuti: ha nostalgia del passato. «Tv sovietica? L&#8217;onorevole D&#8217;Alema non esprime certo una critica verso il presente ma una profonda nostalgia del tempo che fu». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti replica alle affermazioni dell&#8217; ex premier Massimo D&#8217;Alema sulla Rai.</p>
<p>Gasparri: D&#8217;Alema obbediva a Mosca. «D&#8217;Alema, che sembra il barbiere dell&#8217; Armata Rossa, ha un bel coraggio a definire sovietico chicchessia. Cresciuto obbedendo alle direttive di Mosca, farebbe bene a non offendere il Tg1» . Replica così il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri alle dichiarazioni di massimo D&#8217;Alema sul Tg1.</p>
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		<title>Politica e televisione «La guerra dei trent&#8217;anni»</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 17:36:14 +0000</pubDate>
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<p>Da Il Tempo del 03 Luglio 2009</p>
<p>Negli anni si è guadagnato la fama di «grillo parlante». Cioè di colui che, da sinistra, critica e pungola la propria parte. Senza indulgenze. E infatti Franco Debenedetti, un passato da senatore dell&#8217;Ulivo e un presente da editorialista e commentatore di fatti politici ed economici non fa sconti a nessuno. Neanche nel suo ultimo libro «La guerra dei trent&#8217;anni &#8211; Politica e televisione in Italia 1975-2008», che contiene oltre al suo, un saggio di Antonio Pilati (Einaudi editore, pagg 303, euro 19). Senatore, va bene la guerra della televisione, ma addirittura una guerra dei trent&#8217;anni. Non le pare di esagerare? «Il mio saggio si intitola &#8220;Storia politica della televisione&#8221;. Il problema base di chi affronta un tema storico è: perché le cose sono andate così, e non in un altro modo? Nel nostro caso: perché abbiamo Berlusconi?» E la risposta? «Berlusconi è il padrone della televisione commerciale italiana. In tre mesi ha organizzato un partito, ha vinto. Negli ultimi 15 anni ha vinto tre elezioni su cinque. Un fatto unico sulla scena politica europea. Un&#8217;anomalia? Certo. Ma l&#8217;Italia è piena di anomalie». Ad esempio? «Siamo il Paese che ha avuto il più grande partito comunista occidentale. Una forte influenza della Chiesa. Un sistema iperparlamentare dove la governabilità è sempre un problema. Governi deboli che hanno lasciato formarsi un enorme debito pubblico. Fino al collasso di Mani Pulite».</p>
<p><span id="more-460"></span>Scusi ma cosa c&#8217;entra Berlusconi con tutto questo? «Ho appena incominciato con l&#8217;elenco: se si parla di anomalie, bisogna ricordarle tutte. E non credo che si sanerebbero mandando Rete4 sul satellite». Ma, dicono a sinistra, adesso Berlusconi controlla tutto, anche la Rai. «Proprio per evitarlo, mi battei perché l&#8217;Ulivo al governo privatizzasse la Rai. Mi dicevano che tanto non c&#8217;era nessuno che se la sarebbe comprata. Ma se è così, domando io, il fatto che Berlusconi sia padrone della tv privata è un&#8217;anomalia del sistema televisivo o del capitalismo italiano?» Il Cavaliere è frutto o causa dell&#8217;anomalia italiana? «Solo i più rozzi sostengono che Berlusconi possedendo televisioni, può fare più pubblicità e ottenere più consensi: cioè che così altera il gioco democratico. Se la sinistra ha perso è per l&#8217;incapacità di dare risposte alla richiesta di modernità del Paese.</p>
<p>C&#8217;è una parallelo tra questo essere fuori fase con il Paese e l&#8217;altezzosità e la supponenza con cui le classi dirigenti hanno guardato alla televisione commerciale. La quale invece ha interpretato i desideri, sia degli ascoltatori che volevano cose diverse dalla televisione di Stato, sia degli imprenditori che volevano crescere con la pubblicità». Scusi ma non le sembra un libro troppo indulgente nei confronti del premier? «Non è indulgente verso Berlusconi, è severo verso la sinistra che non ha saputo capire e ha contribuito al successo del Cavaliere. Soprattutto verso quanti, tra i comunisti ma soprattutto fuori, ostacolarono l&#8217;evoluzione dell&#8217;ordine politico in Italia in senso simile a quello del resto d&#8217;Europa. E così si arriva al 1994». La discesa in campo di Berlusconi. «Io ero candidato con i progressisti. Berlusconi voleva fare il partito liberale di massa. Non era ciò di cui l&#8217;Italia aveva bisogno? Certo poi non l&#8217;ha fatto e questo è il motivo per cui non sono berlusconiano. Per la prima volta si parlò di taglio delle tasse. Non l&#8217;ha fatto, ma non è peggio dire che pagare le tasse è bellissimo? E le pensioni? Se Berlusconi non avesse fatto la proposta su cui poi è caduto, non ci sarebbe stata la riforma Dini». Come vede il futuro dell&#8217;Italia? «Il mio capitolo finisce, anche per esigenze editoriali, con il discorso di Veltroni al Lingotto. Da allora ne sono successe di cose e oggi, quello che io vedo, è da un lato un Pd avviluppato nelle crisi interne alle ricerca di un&#8217;identità. Dall&#8217;altro un Pdl percorso sotterraneamente dalla preoccupazione per il dopo-Berlusconi. In mezzo l&#8217;Italia immobile».</p>
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		<title>&#8220;Un errore difendere la Rai. Ora godiamoci il Tg1 sovietico&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 16:42:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-466" title="1187079499891" src="http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/wp-content/uploads/2009/07/1187079499891.jpg" alt="1187079499891" width="165" height="124" /></p>
<p>Da Rai News 24 del 03 Luglio 2009</p>
<p>&#8220;Il grande limite del centro sinistra fu non capire l&#8217;errore di arroccarsi nella difesa della tv pubblica. Avremmo dovuto privatizzare la Rai ridimensionandola e mettendola in campo in competizione con le tv private di Silvio Berlusconi. E&#8217; stato un peccato che questo il centro sinistra non abbia voluto farlo&#8221;. E&#8217; questa l&#8217;autocritica dell&#8217;ex presidente del Consiglio D&#8217;Alema nel corso di un dibattito per la presentazione del libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati &#8220;La guerra dei 30 anni, politica e televisione in Italia 1975-2008&#8243;.</p>
<p>Secondo l&#8217;esponente del Pd questa mancata soluzione avrebbe in parte risolto anche il problema del conflitto di interessi &#8220;affrontato dal governo Prodi in modo non efficace&#8221;. D&#8217;Alema ha invece rivendicato al governo da lui presieduto il merito di aver fatto approvare al Senato norme sullo stesso tema più efficaci, poi abbandonate alla Camera dal centro sinistra. Massimo D&#8217;Alema ha quindi ribadito che a suo avviso &#8220;si dovevano introdurre molto tempo fa elementi veri di competizione nel settore televisivo: infatti Sky sta ponendo oggi a Berlusconi molti più problemi di quanto il centro sinistra non gli abbia posto con le sue leggi mal congegnate. Non a caso &#8211; ha concluso D&#8217;Alema &#8211; Berlusconi non hai mai visto con favore la privatizzazione della Rai&#8221;.</p>
<p><span id="more-465"></span><strong>Tg1 sovietico</strong><br />
D&#8217;Alema ha poi confessato di essere un &#8220;buon consumatore di Sky&#8221;. &#8220;Qualche giorno fa &#8211; ha aggiunto riferendosi alla visita di Berlusconi a Cipro &#8211; ho deciso di vedere il Tg1 proprio il giorno in cui inopinatamente il premier si e&#8217; presentato ad una riunione di ministri degli esteri. Evidentemente lo aveva fatto apposta per creare un evento mediatico. Il Tg1 ha mandato la notizia con le immagini di repertorio di un incontro antecedente di Berlusconi con altri capi di governo. In altre occasioni avremmo detto che questa è una tv sovietica&#8221;. Al che uno dei presenti gli ha ricordato che anche lui è stato filosovietico. &#8220;E&#8217; vero &#8211; è stata la risposta &#8211; ma ora questa tv sovietica ve la godete anche voi&#8221;.</p>
<p><strong>La replica da Saxa Rubra</strong><br />
&#8220;Se D&#8217;Alema quella sera era davanti alla tv, probabilmente ha avuto le traveggole. Il TG1, dopo aver dato conto della presenza di Berlusconi al vertice di Corfu&#8217; con immagini della giornata, ha raccontato la storia dei rapporti tra Nato e Russia dal vertice di Pratica di Mare ad oggi, ed in questo servizio sono ovviamente state usate immagini di repertorio. Le uniche immagini della tv sovietica che sono rimaste nella memoria dell&#8217;On. D&#8217;Alema appartengono evidentemente alla sua gioventù&#8221;, è la risposta del Tg1 alle dichiarazioni di Massimo D&#8217;Alema.</p>
<p><strong>Articolo21 contro Minzolini</strong><br />
A riattizzare il fuoco delle polemiche sulla nuova direzione del primo telegionale d&#8217;Italia pensa il portavoce di art. 21 Giuseppe Giulietti: &#8220;Il direttore del Tg1 ci ha di recente informato di aver in odio il pettegolezzo &#8211; attacca &#8211; Ci farebbe piacere sapere se in questa categoria rientra anche lo spaventoso dato relativo al rapporto fra deficit e pil dal momento che la notizia non e&#8217; stata ritenuta degna di attenzione e approfondimenti. Di questo passo potrebbero sparire anche le previsioni del tempo qualora dovessero osare prevedere condizioni di maltempo nel regno di Berlusconi&#8221;.</p>
<p><strong>Nostalgie</strong><br />
Non lascia cadere l&#8217;occasione di polemizzare con D&#8217;Alema il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: &#8220;Tv sovietica? L`onorevole D`Alema non esprime certo una critica verso il presente ma una profonda nostalgia del tempo che fu&#8221;, ironizza. Più maliziosa la replica del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: &#8220;Abbiamo la netta sensazione &#8211; dice &#8211; che la vera ragione degli attacchi di oggi contro il Tg1 non siano dovuti al fatto che in un servizio ha usato immagini di repertorio, ma perche&#8217; in questi giorni si è occupato a fondo delle vicende della sanità pugliese che hanno portato all&#8217;azzeramento della giunta di centrosinistra di quella regione&#8221;.</p>
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		<title>Lite D&#8217; Alema-Tg1 È una tv sovietica, ha le traveggole</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 16:03:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/wp-content/uploads/2009/06/la_repubblica_logo-300x55.gif" alt="la_repubblica_logo" title="la_repubblica_logo" width="300" height="55" class="alignnone size-medium wp-image-303" /></p>
<p>Da La Repubblica del 03 Luglio 2009</p>
<p>Il Tg1 di Augusto Minzolini non ha nulla da invidiare alla vecchia tv sovietica. Ne è convinto Massimo D&#8217; Alema che ha espresso il suo giudizio alla presentazione del libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati &#8220;La guerra dei 30 anni, politica e televisione in Italia 1975-2008&#8243;. «Qualche giorno fa &#8211; ha ricordato riferendosi al viaggio di Berlusconi a Cipro &#8211; ho deciso di vedere il Tg 1 proprio il giorno in cui inopinatamente il premier si è presentato ad una riunione di ministri degli esteri. Evidentemente lo aveva fatto apposta per creare un evento mediatico». Secondo l&#8217; ex presidente del consiglio, il Tg diretto da Minzolini «è stato perfetto: ha mandato la notizia con le immagini di repertorio di un incontro antecedente di Berlusconi con altri capi di governo. In altre occasioni avremmo detto che questa &#8220;è una tv sovietica&#8221;». Anzi, ha tagliato corto, «solo la tv sovietica faceva cose di questo tipo». Eppure, ha aggiunto, «sono cose che incidono enormemente sull&#8217; immagine del nostro paese». Pronta la replica del Tg1: «Se D&#8217; Alema quella sera era davanti alla tv, evidentemente ha avuto le traveggole». Il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, è poi corso in soccorso di Minzolini: «D&#8217; Alema ha una profonda nostalgia del tempo che fu».</p>
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		<title>Attacco al Tg1, lite D&#8217; Alema-Pdl</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 16:01:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-219" title="corriere_della_sera" src="http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/wp-content/uploads/2009/06/corriere_della_sera.jpg" alt="corriere_della_sera" width="388" height="40" /></p>
<p>Da Il Corriere del 03 Luglio 2009</p>
<p>«Una tv sovietica». È il Tg1 di Minzolini nel servizio sul premier in visita a Cipro nella definizione di Massimo D&#8217; Alema. Intervenendo alla presentazione del libro La guerra dei trent&#8217; anni, politica e televisione in Italia 1975-2008, l&#8217; ex premier ha raccontato di come il Tg1 abbia «mandato immagini di repertorio di un incontro antecedente di Berlusconi con altri capi di governo. Solo la tv sovietica poteva fare cose di questo tipo». Paolo Bonaiuti (Pdl) liquida il giudizio di D&#8217; Alema come «una profonda nostalgia del tempo che fu». Mentre per il Tg1 «quella sera D&#8217; Alema ha avuto le traveggole» e «le uniche immagini di tv sovietica rimaste nella sua memoria appartengono alla sua gioventù».</p>
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		<title>Presentazione del libro, Roma, 2 luglio 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 15:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Registrazione completa della presentazione del libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati, organizzata da Pol.is. a Roma, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, 2 luglio 2009. Presenti gli autori, sono intervenuti Massimo D&#8217;Alema e Maurizio Sacconi. Il dibattito è stato presentato da Enrico Manca e moderato da Oscar Giannino. La registrazione è tratta dal sito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Registrazione completa della presentazione del libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati, organizzata da Pol.is. a Roma, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, 2 luglio 2009.<br />
Presenti gli autori, sono intervenuti Massimo D&#8217;Alema e Maurizio Sacconi. Il dibattito è stato presentato da Enrico Manca e moderato da Oscar Giannino.</p>
<p><object width="400" height="70"><param name="movie" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer-3.1.1.swf?config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/282568"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer-3.1.1.swf?config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/282568" width="400" height="70" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" type='application/x-shockwave-flash'></embed></object></p>
<p>La registrazione è tratta dal sito di <a title="Radio Radicale" href="http://www.radioradicale.it/scheda/282568/la-guerra-dei-trentanni-politica-e-televisione-in-italia-1975-2008-presentazione-del-libro-di-franco-deben" target="_blank">Radio Radicale</a></p>
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		<title>Se D’Alema vuol privatizzare la Rai</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:33:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Alberto Mingardi, Chicago-Blog del 03 Luglio 2009 Oggi alcuni giornali riportano una dichiarazione di Massimo D’Alema, il tg di Minzolini e’ come la televisione sovietica, uscita di bocca all’ex primo ministro ieri sera, alla presentazione romana del libro di Debenedetti-Pilati (qui su Radio Radicale). Coordinava i lavori il nostro direttore, Oscar Giannino, e assieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-310" title="logo_chicagoblog" src="http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/wp-content/uploads/2009/06/logo_chicagoblog.jpg" alt="logo_chicagoblog" width="410" height="68" /></p>
<p>Di Alberto Mingardi, Chicago-Blog del 03 Luglio 2009</p>
<p>Oggi alcuni giornali riportano una dichiarazione di Massimo D’Alema, il tg di Minzolini e’ come la televisione sovietica, uscita di bocca all’ex primo ministro ieri sera, alla presentazione romana del libro di Debenedetti-Pilati (qui su Radio Radicale). Coordinava i lavori il nostro direttore, Oscar Giannino, e assieme con D’Alema c’era Maurizio Sacconi, che all’uscita del Presidente di Italianieuropei ha risposto con l’ironia di un “se lo dici tu…”.<br />
Tuttavia, bisogna constatare che la vera notizia sui giornali manca. Non si da conto cioe’ di come ieri sera Massimo D’Alema si sia in buona sostanza dichiarato favorevole alla privatizzazione della Rai, come unico modo per “attutire” (e non attraverso norme, leggi e leggine del resto facilmente aggirabili, cui ha giustamente riconosciuto una salienza limitata) il conflitto d’interessi in capo a Berlusconi.<br />
Ora, si puo’ giustamente obiettare a D’Alema (come ha fatto Franco Debenedetti): scusa, ma perche’ non ci hai pensato quando potevi? D’Alema sul punto qualche giustificazione l’ha accampata, ma e’ stato divertente ascoltare il leader piu’ attrezzato della sinistra fare l’elogio di Murdoch e di una competizione accesa e muscolare, come migliore antidoto alla anomalia berlusconiana.</p>
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